Ingegnarsi in cucina: quando non si ha il portauovo

 

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Da piccola adoravo le uova alla coque. Me le preparava mio papà, che era anche capace di tagliare in modo netto e preciso il “cappuccio” una volta che l’uovo era stato cotto e messo nell’apposito portauovo. Era di legno dipinto, comprato in Val Gardena. Non so che fine abbia fatto, quel che è certo è che in casa mia non ce ne sono di portauovo. Quindi ho dovuto ingegnarmi perché quando mi piglia la voglia di uova non mi ferma nessuno: ho usato un barattolino vuoto della salsa di rafano che avevo comprato per la fondue chinoise fatta a capodanno. Era PER-FET-TO. Sembrava fatto apposta. Così mi sono potuta gustare il mio bell’ovetto sodo che, per la cronaca, io cuocio in acqua bollente per esattamente 3 minuti e 15 secondi, e poi condisco con una spolverata di fleur de sel e una di pepe di Caienna.

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Uova in cocotte

Non sono sparita dalla faccia della terra. Ho avuto una di quelle influenze coi fiocchi, di quelle con febbrone, tosse rombante e altre piacevolezze. Voglia di cuinare (e di scrivere sul blog) zero. Appetito? Anche quello scarso. E dire che di solito sono una che non lo perde mai, nemmeno quando e’ malata. Ma a ‘sto giro ero proprio k.o. Una chiavica. E la cosa che mi seccava di piu’, mentre me ne stavo in stato semivegetativo sul divano, era che fuori c’erano delle giornate spettacolari. Sole, venticello, aria di primavera. Mi soffiavo il naso per la trecentesima volta e pensavo che al di fuori della finestra, alla facciaccia mia, gli uccellini preparassero i nidi e i germogli sbocciassero sugli alberi lungo il lago.

Per la cronaca: non e’ sbocciato un tubo. Pero’ c’e’ un tempo splendido. Sole e 17 gradi, che non saranno tantissimi, ma son sempre qualcosa. Tanto per dire una, in questo momento sono seduta sotto i portici sul lungolago, al mio bar preferito, il Borromini Art Caffe’ di Bissone. Tra pochi minuti il sole arrivera’ a scaldarmi i piedi e anche se non ci sono germogli di sorta, si vede che l’inverno e’ finito. La gente, finalmente, e’ in giro. Ci sono le mamme con le carrozzine, i bambini che giocano vicino alla fontana, i vecchi che si scaldano le ossa al sole. E’ il paese che si risveglia dal letargo. E’ una cosa che nelle grandi citta’ non si nota, ma qui si.

La primavera, ovviamente, si vede anche da altre cose. Dopo mesi di ortaggi invernali, non vedo l’ora di affondare i denti nei primi asparagi, nei ravanelli, nei cipollotti. Abito a uno sputo da Cantello, famosa per gli asparagi bianchi, e attendo con ansia di andare alla sagra di paese a mangiarli. L’idea di un risottino primavera, in questo momento, e’ piu’ allettante che una vacanza al mare. Ok, magari no. Sto esagerando. Comunque e’ molto, molto allettante. In questi giorni, dunque, sto cercando di svuotare il frigo dai rimasugli dell’inverno, per fare spazio alle bonta’ primaverili. Pane secco? Cipolle ormai un po’ “anziane”? Non c’e’ problema. Uova in cocotte e il gioco e’ fatto. Cosi’ la prssima volta le faccio con gli ortaggi primaverili.

Per persona:

1 uovo
Pane raffermo a cubetti, circa 5 o 6 cubetti
Parmigiano grattuggiato, un cucchiaio
1/2 cipolla, a fettine sottili
Sale e pepe
Aneto fresco

Io ho usato questi stupendi cuoci-uova di ceramica che i miei hanno comprato mille anni fa in Inghilterra, ma una comune cocotte va benissimo.

Fare a fettine le cipolle, meterle in fondo alla cocotte, aggiungere i cubetti di pane, il parmigiano e, delicatamente, l’uovo intero crudo. Salare e pepare. Guarnire con l’aneto. Cuocere in forno a 180 gradi per cinque minuti. Sevire immediatamente.