Il tacchino del Thanksgiving

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Giovedì negli Stati Uniti si festeggia il Thanksgiving, il giorno del Ringraziamento Da quando sono tornata a vivere in Europa ho sempre voluto mantenere viva questa tradizione, che qui non conoscono o conoscono poco, soprattutto perché fin dal primo anno il mio tacchino ha avuto un successo strepitoso. Lo so che sembra un controsenso. In fondo un tacchino è un tacchino, cosa potrà mai avere di così speciale? Bè, un segreto c’è. Sta tutto nel marinarlo per almeno 24 ore prima di metterlo in forno. 

Quest’anno, poi, dopo aver trovato per due anni di fila dei tacchini piccoli e cari come il fuoco (90 franchi per un tacchino da nemmeno 4 chili… ma siamo impazziti?) mi sono fatta furba e ne ho ordinati due al macellaio dell’Esselunga. Sono andata a prenderli ieri e sono rimasta letteralmente a bocca aperta: due tacchini da quasi 8 chili l’uno, per un totale di 42 euro. Evviva l’Esselunga!!

Comunque, bando alle chiacchiere. Ecco la ricetta, una delle mille ricette tradizionali che si fanno negli Usa. Inutile dire che da quelle il tacchino è come da noi l’arrosto: ogni mamma ed ogni nonna hanno la loro ricetta, la migliore del mondo.

Per la marinata:

3 litri di succo di mela non dolcificato
1 tazza di sale grosso
1 tazza di zucchero
1 cucchiaio di grandi di pepe nero, leggermente schiacciati
1 cucchiaio di chiodi di garofano, leggermente schiacciati
8 fettine di zenzero fresco
2 foglie di alloro
2 stecche di cannella
2 arance, tagliate a fette
Ghiaccio

Restanti ingredienti:

Un tacchino grosso, da circa 6 chili
4 spicchi d’aglio
Una manciata di foglie di salvia
Una manciata di timo
Una cipolla, tagliata in quattro
1/2 litro di brodo di pollo
2 cucchiai di burro fuso
Sale e pepe

Preparazione:

Prendete i primi 8 ingredienti della lista della marinata, metteteli in una pentola bella grossa e portate ad ebollizione. Cuocete per circa 5 minuti o finché lo zucchero è sciolto e poi lasciate raffreddare completamente.

Prendete il tacchino e mettete le fette di arancio dentro nel corpo. Prendete un sacco di plastica resistente e abbastanza grosso da contenere il tacchino, metteteci dentro il tacchino, la marinata e ghiaccio in abbondanza, chiudete bene il sacchetto e mettetelo in frigo per 24 ore, girandolo ogni tanto.

Scaldate il forno a 250°.

Togliete il tacchino dalla marinata, eliminate le fette d’arancio, sciacquatelo sotto l’acqua fredda e asciugatelo con un panno. Prendete una teglia abbastanza grande e mettete sul fondo l’aglio, la salvia, il timo, la cipolla e il brodo. Appoggiateci sopra il tacchino con il petto verso basso. Massaggiate il tacchino col burro fuso, salatelo e pepatelo. Mettete in forno per 30 minuti a 250°.

Abbassate la temperatura a 180°. Girate il tacchino, col petto verso l’alto. Massaggiatelo col burro, salate e pepate. Cuocete a 180° per 1 ora e 30 minuti.

Togliete dal forno e lasciate riposare per 20 minuti prima di tagliarlo.

 

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Hachis parmentier alle carote

Ieri mattina si vedeva che faceva freddo. Così, senza neanche aprire le finestre. Non che il tempo fosse brutto. Anzi, era a dir poco stupendo. Sole, non una nuvola in cielo, il lago che brillava… ma c’era vento e quando a fine ottobre viene vento da nord c’è poco da sperare nelle temperature miti. Infatti quando sono uscita verso le 2 del pomeriggio era proprio freddo. 5 gradi o giù di lì: un gran peccato perché mi sarei volentieri seduta all’aperto con il sole che c’era. Ma ho optato per sedermi dentro al bar perché sotto i portici si gelava. Bisognerà abituarsi a giornate di questo genere e rassegnarsi all’idea che per i prossimi sei mesi non ci si siederà più fuori, manco quando c’è il sole.

Bisogna anche abituarsi a mangiare diverso. Il mio umore in cucina segue molto le stagioni e ho piatti preferiti per ogni mese dell’anno. Tant’è che ho il freezer pieno di pesce, pronto da essere scongelato e cotto ma morire se mi viene voglia di mangiarlo. È autunno e ho un’incredibile voglia di carne – pollo, maiale, manzo, selvaggina – ma di pesce proprio no. Vedremo come andrà a finire: presto o tardi per far spazio a qualcos’altro dovrò mangiarmi orate, vongole e simili, ma per ora tengo duro e cucino quello di cui ho più voglia. In altre parole piatti a base di carne.

L’ispirazione per questa ricetta m’è venuta sfogliando “Cucina Moderna” di ottobre. L’ho un po’ modificata, come mio solito, e devo dire che è venuta spettacolare. È un piatto di origine francese, come si intuisce dal nome, ed è da leccarsi i baffi.

Per 4 persone:

500 gr carne macinata di manzo e maiale
600 gr di carote
500 gr di patate
1 cipolla
2 cucchiai di passata di pomodoro
3 dl di brodo di carne
30 gr di burro
80 gr parmigiano grattugiato
1 dl di latte
Timo
Olio
Paprica
Noce moscata
Sale e pepe

Preparate le verdure: pelate le carote (tranne una che vi servirà dopo), le patate no che con la buccia son più buone, tagliatele a pezzi, mettetele in una pentola, copritele con dell’acqua e lessatele per circa mezz’ora.

Tritate la cipolla e la carota tenuta da parte, soffriggetele in padella con un filo d’olio, unite la carne e fatela insaporire. Aggiungete poi sale, pepe, passata di pomodoro e timo, bagnate col brodo caldo e cuocete per mezz’ora, come se steste facendo una specie di ragù.

Quando le patate e carote sono lessate passatele allo schiacciapatate, unite il burro e il latte caldo, insaporite con sale, pepe, paprica, noce moscata e incorporate il formaggio grattugiato.

Imburrate delle mini cocotte e riempitele di strati di purè e ragù. Cuocete nel forno a 180° per 20 minuti e poi passatele al grill per dorare la superficie.

Roastbeef all’inglese

Per motivi di lavoro ho appena letto un articolo che mi ha fatto ribrezzo a proposito del cosiddetto “pink slime”, la carne trita (se di carne si può parlare) ricavata da tendini, tessuto connettivo e Dio solo sa cos’altro, trattata con l’ammoniaca prima di essere servita agli studenti della scuola pubblica americana. Lo so, roba da non credere.

Dopo averlo letto ho dovuto “pulirmi la bocca” andando sui siti di vari supermercati a vedere le foto di carne vera, di quella che fa venire l’acquolina in bocca e che l’ammoniaca non l’ha vista nemmeno da lontano. L’occhio mi è caduto in particolare su un bel pezzettone di carne per fare il roastbeef, un piatto che ADORO. È una di quelle cose che mangerei a quintali, sia appena sfornato, bello caldo, con le patate, sia tagliato sottile, servito freddo, col pane e un po’ di rafano. Nella casa nuova, giuro, troverò lo spazio per una piccola affettatrice, in modo da potermi cimentare a farlo più spesso e più facilmente.

30 gr. di butto
1 kg di roast beef
2 cucchiai di farina
Sale e pepe
1 cucchiaio di senape in polvere
Un bicchiere di vino rosso

Accendete il forno alla massima temperatura. Mettete in un pentolino antiaderente la farina, la senape e il pepe. Fatele tostare a fuoco dolce, poi versate tutto in una ciotola e dopo aver mescolato utilizzate il composto per ricoprire la carne.

In un tegame sciogliete il burro e fatevi rosolare la carne, stando attenti a non punzecchiarla.

Adagiatelo poi sulla graticola del forno già caldo, disponendo sotto un raccoglitore che raccoglierà i succhi di cottura. Lasciate cuocere la carne alla massima temperatura per 10 minuti, bagnandola ogni 4-5 minuti con il suo stesso succo. Dopo i primi 4-5 minuti di cottura, bagnate il roast-beef con il rosso.

Passati i 10 minuti, abbassate la temperatura del forno a 200°, salate la superficie del roast-beef e continuate la cottura per altri 10 minuti, continuando a inumidire la sua superficie ogni 5 minuti. A cottura ultimata, estraete il roast-beef dal forno,adagiatelo  e avvolgetelo in un foglio di alluminio e lasciatelo riposare per 10 minuti, per consentire ai liquidi in esso contenuti di defluire verso l’esterno e alle fibre della carne di rilassarsi, ammorbidendosi.

 

Polpette

Ieri arrosto, oggi polpette. Perchè si sa che le polpette più buone, anzi, le uniche ad essere degne di portare tal nome, sono quelle fatte con gli avanzi. Non importa tanto di cosa, a casa mia si fanno con gli avanzi un po’ di tutto quel che capita, sempre che sia carne, ovviamente.

Tra l’altro fare le polpette ha un che di catartico, secondo me. Sarà la ripetitività dell’amalgamare e fare le palline e passarle nel pan grattato. Non so. Fatto sta che è esattamente quello di cui ho bisogno alla fine di una settimana che mi sembrava non finire mai. Il mio weekend inizia tra poco e finisce domenica mattina. Non so perchè ma in questo periodo mi sembra che due giorni non siano mai abbastanza. Sarà stato che mi ero abituata a tutti i vari weekend lunghi, ponti e vacanze di dicembre e gennaio? Sarà che ho bisogno di un cambio di stagione? Non lo so proprio. Ma davvero, oggi sono esaurita. Domani mattina dormire sarà un toccana, spero.

Bando alle chiacchiere, dai. Eccovi la ricetta, che in fin dei conti non è proprio una ricetta visto che non esite una quantità di ingredienti “giusta”. Le polpette vanno fatte con un certo estro, l’esatto contrario del pane e delle torte. Che poi è il motivo per cui le mie polpette sono ottime, emntre il mio pane fa spesso schifo.

Avanzi di carne (arrosto, pollo, tacchino… chi più ne ha più ne metta)
Un paio di fette di prosiuctto crudo
Due uova
Pan grattato
Parmigliano grattuggiato
Sale e pepe
Prezzemolo tritato
Cipolla tritata
Un pizzico di noce moscata

Tritate la carne e il prosciutto nel minipimer e poi mettetela in una terrina. Aggiungete sale, pepe, cipolla e prezzemolo.

Aggiungete le uova, il formaggio e il pan grattato fino a quando il mix non è troppo asciutto ma nemmeno troppo molle. Quando ha la consistenza giusta per essere fatto a palline, formate le polpette e passatele nel pane grattuggiato. Cucoetele in padella con olio vegetale. Gustatele subito o surgelatele.

Arrosto di vitello con patate e funghi

Il freddo avanza. Le nevicate continuano. Sto qui seduta in ufficio sperando di riuscire a tirare la macchina fuori dal parcheggio per andare a casa. E spero anche che non slitti, la mia macchinina, perchè da queste parti, a Breganzona, le strade sono tutte un saliescendi e alcune non sono neanche tanto pulite. E questo è solo l’inizio. Venerdì ci sarà un bel nebbione, giusto per quando la sottoscritta ha intezione di espatriare per andare a fare la spesa all’Esselunga di Solbiate Comasco. ma ci andrò lo stesso, non temete. Piuttosto di pagare le stesse cose 3 volte tanto alla Coop farei di tutto. Comunque sia, in questi giorni di gelo, non so voi, ma io ho voglia di piatti “di un certo spessore”, quelli che in inglese si chiamano “comfort foods”. Sono quei piatti che d’inverno ti scaldano, che ti fanno sentire bene dopo una lunga giornata al lavoro, che ti fanno stendere le gambe e sospirare soddisfatto quando hai finito di mangiarli. 

L’arrosto di vitello direi che si merita un posto tra quei piatti lì. Non solo è buono da mangiare, ma fa profumare la casa in maniera divina. E quando si finisce di mangiarlo sì ha tutto il diritto di svaccarsi sul divano, mettere i piedi sul tavolo e addormentarsi davanti al camino.

Arrosto di vitello, circa 1 kg.
2 cucchiai di burro
Qualche rametto di rosmarino
500 gr. di funghi selvatici, lavati
2 spicchi d’aglio, tagliati a fettine sottili
Un bicchiere di vino bianco
2 tazze (circa mezzo litro) di brodo di carne
4 patate, fatte a cubetti

Usando un coltellino appuntito, fate dei taglietti nella carne e inseritici le lamelle d’aglio. Legate il rosmarino all’arosto, salate e pepate a piacere.

Sciogliete il burro in una pentola, possibilmente di quelle di ghisa che possono andare anche in forno. Aggiungete la carne e cuocetela a fuoco vivace, girandola per farla colorire da tutti i lati. Aggiungete le patate, bagante il tutto col vino bianco e metà del brodo e mettete nel forno, scaldato a 180° per 20 minuti.

Aggiungete i funghi e, se l’arrosto dovesse risultare secco, aggiungete un po’ di brodo.  Coucete per altri 30 minuti. Prima di tagliare l’arrosto lasciatelo riposare per un paio di minuti.