Il famoso paté con la marmellata

Continuiamo con le ricette del Thanksgiving. Questa è decisamente meno tipica del tacchino. Anzi, ad essere sincera negli Stati Uniti l’ho resa “famosa” io, senza dire che era fatta coi fegatini di pollo, se no nessuno aveva il coraggio di assaggiarla.

Premetto: non sono un’amante dei fegatini di pollo e vi assicuro che se dico che questo paté non sa di fegato potete credermi. È una ricetta toscana, che avevo trovato anni fa su un libro che non so più dove sia finito. Va bene per il Thanksgiving, ma anche per Natale, Capodanno o qualsiasi altra festa “invernale” abbiate da festeggiare.

E fin qui tutto normale. La parte un po’ strana è quella della marmellata di cranberries ed è nata un po’ per caso, quando il mio amico Tibor (sempre lui!) ha provato a farsi un crostino con il paté e la marmellata, che a dire il vero era lì per essere mangiata con il tacchino, come si fa negli Usa. Be’, è stata una scoperta fenomenale. Da quel giorno quando si fa il paté si fa anche la marmellata, nonostante i cranberries siano difficili da trovare. Io li ho comprati alla Manor che, per chi non fosse svizzero, è un grande magazzino, tipo la Rinascente o Macy’s o Harrods. Vi lascio immaginare il prezzo dei cranberries…

2 cipolle bianca
1/2 chilo di fegatini di pollo
1 cucchiaio di capperi
Burro a temperatura ambiente
Un bicchierino di brandy
1 bicchiere di brodo di pollo
Sale e pepe
Timo fresco
Tagliate la cipolla molto sottile e appassitela in padella con il burro. Non siate parchi, più burro c’è più il paté viene buono!
Aggiungete il timo e i fegatini, puliti e lavati. Cuoceteli fino a quando cambiano colore. Bagnate il tutto col brandy, abbasate la fiamma e cuocete per 20 minute. Salate e pepate.
Lasciate raffreddare. Aggiungete i capperi e mettete il composto nel frullatore. Frullate e aggiungete burro se necessario fino a quando ottenete una consistenza cremosa. Versate nella forma, coprite con la pellicola e mettete in frigo per almeno 4 ore.
Domani la ricetta della marmellata!
Annunci

Tartare di salmone

Ho avuto una settimana difficile. Sono un paio d’anni che la metà di febbraio non mi porta grande fortuna. Nel 2010, esattamente il 16 febbraio, sono stata licenziata dal Naples Daily News, dove facevo la giornalista da quasi 5 anni. Alle 3 del pomeriggio, era un martedì, mi hanno convocato in sala riunioni. Alle 3 e mezza ero nel parcheggio, con la mia scatola di cartone  e le mie carabattole, come si vede nei film. Alle 4 ero in un bar a bere un vodka martini e iscrivermi alla disoccupazione. “Non ti stiamo licenziando per colpa tua. È colpa dell’economia. Siamo costretti.” Così aveva detto a me, e ad altri 16, tale Debbie, la stronza delle risorse umane. Viscida. Insopportabile. Mi aveva pure chiesto di non dirlo ai miei colleghi. Come se potessero non accorgersi del fatto che avrei dovuto riempire il mio scatolone e andarmene.

Ma va be’. Acqua passata. In fondo essere schiavizzata dal Naples Daily News per 4 soldi non mi manca affatto. Anzi. Dovrei ringraziarli, visto che grazie alla loro mossa ora ho un lavoro 100.000 volte migliore.

Ma torniamo alla metà di febbraio. L’anno scorso, oggi, io e la mia migliore amica avremmo dovuto andare ad Amsterdam. Avremmo, ma non ci siamo andate, perchè ci siamo prese tutte e due un’influenza fulminante. E invece che andare a fare le giovani ad Amsterdam siamo state sul mio divano a guardare Sanremo e a bere brodo. Patetico.

Ah, ma quest’anno ci rifacciamo, non crediate. Per Natale/suo compelanno/laurea le ho regalato un pass per l’Interrail, che useremo insieme ad Aprile per andare a Bruxelles, Bruges e Amsterdam, se Dio vuole. A ‘sto giro giuro che ci vado anche in barella.

E veniamo a queso febbraio 2012, che mi preoccupa ancora più di quelli scorsi perchè, come diceva mio nonno, “anno bisesto, anno funesto”. Nulla di eclatante, per ora, solo tante piccole rotture di palle, di quelle che ti fanno sbuffare e ti rendono impaziente (come se ce ne fosse bisogno…)

Non importa. Cerco di pensare alle cose positive. Il tempo è milgiorato e sembra quasi primavera. Tra poco arriverà aprile e si porterà dietro la casa nuova e il viaggio in Interrail. E a breve sarà anche stagione di asparagi, la mia verdura preferita.

Nel frattempo, in questi ultimi strascichi di inverno, vi propongo una ricetta per fare la tartare di salmone, che poi è quasi un ceviche perchè il pesce è “cotto” nel succo di limone. Buon appetito!

Per 4 persone:

4 confezioni di tartare di salmone (io la compro all’Esselunga) oppure un pezzo di filetto di salmone, tagliato a cubetti
1 cipolla rossa, sminuzzata
1 manciata di capperi
Il succo di due limoni
2 cucchiai di senape forte
Sale e pepe
Aneto fresco
Olio d’oliva

Salate e pepate il salmone, mettetelo in una terrina. Mischiate il succo di limone con la senape e un goccio d’olio e usatelo per condire il salmone. Mescolate bene. Aggiungete i capperi, la cipolla e l’aneto. Mescolate di nuovo. Coprite con la pellicola e mettete a marinare in frigo per almeno un paio d’ore.

 

Polpette

Ieri arrosto, oggi polpette. Perchè si sa che le polpette più buone, anzi, le uniche ad essere degne di portare tal nome, sono quelle fatte con gli avanzi. Non importa tanto di cosa, a casa mia si fanno con gli avanzi un po’ di tutto quel che capita, sempre che sia carne, ovviamente.

Tra l’altro fare le polpette ha un che di catartico, secondo me. Sarà la ripetitività dell’amalgamare e fare le palline e passarle nel pan grattato. Non so. Fatto sta che è esattamente quello di cui ho bisogno alla fine di una settimana che mi sembrava non finire mai. Il mio weekend inizia tra poco e finisce domenica mattina. Non so perchè ma in questo periodo mi sembra che due giorni non siano mai abbastanza. Sarà stato che mi ero abituata a tutti i vari weekend lunghi, ponti e vacanze di dicembre e gennaio? Sarà che ho bisogno di un cambio di stagione? Non lo so proprio. Ma davvero, oggi sono esaurita. Domani mattina dormire sarà un toccana, spero.

Bando alle chiacchiere, dai. Eccovi la ricetta, che in fin dei conti non è proprio una ricetta visto che non esite una quantità di ingredienti “giusta”. Le polpette vanno fatte con un certo estro, l’esatto contrario del pane e delle torte. Che poi è il motivo per cui le mie polpette sono ottime, emntre il mio pane fa spesso schifo.

Avanzi di carne (arrosto, pollo, tacchino… chi più ne ha più ne metta)
Un paio di fette di prosiuctto crudo
Due uova
Pan grattato
Parmigliano grattuggiato
Sale e pepe
Prezzemolo tritato
Cipolla tritata
Un pizzico di noce moscata

Tritate la carne e il prosciutto nel minipimer e poi mettetela in una terrina. Aggiungete sale, pepe, cipolla e prezzemolo.

Aggiungete le uova, il formaggio e il pan grattato fino a quando il mix non è troppo asciutto ma nemmeno troppo molle. Quando ha la consistenza giusta per essere fatto a palline, formate le polpette e passatele nel pane grattuggiato. Cucoetele in padella con olio vegetale. Gustatele subito o surgelatele.

Pomodori al forno

Quando ero piccola e faceva freddo mia nonna Mina accendeva il forno. Era un forno a gas, che accendeva tirandoci un fiammero dentro perchè era l’unico modo per farlo partire: la scintilla d’accensione era rotta da tempo immemore, val a dire da prima che io nascessi. Poi nel forno non ci cuicnava dentro niente, ma lo usava per riscaldare la cucina perchè, come tutte le nonne, viveva nel costante incubo che sua nipote avesse freddo. Io, come tutti i bambini, non avrei mai e poi mai amesso di avere freddo, ma questa faccenda del forno come mezzo di riscaldamento deve essermi rimassa impressa o, a scelta, ce la devo avere nel DNA, perchè in questi giorni in cui fa un freddo cane mi ritrovo spesso ad occhieggiare il forno pensando al bel caldino secco con cui rimepirebbe la cucina.

È anche vero che la noona, classe 1908, non si faceva problemi di sorta su cosa facesse bene o non bene all’ambiente. L’unica preoccupazione era che la nipotina non avesse freddo e che mangiasse abbastanza (cosa che non succedeva mai, secondo lei). Essendo io nata molte decadi dopo, diciamo che l’idea di accendere il forno per niente e sprecare elettricità mi fa -credo giustamente- accamponare la pelle. Ho dunque bisogno di una scusa e, chi mi conosce, sa che fare biscotti, torte e affini non è il mio forte. Che fare dunque? I pomodori al forno. Devono cuocere per la bellezza di 6 ore e, per chi ha freddo, questa è una vera pacchia.

Pomodori in gennaio? direte voi. Solitamente non sono certo un’amante dell’usare le verdure fuori stagione, soprattutto i pomodori che, in inverno, fanno schifo. Ma il bello di questa ricetta è che la combinazione di zucchiero, sale e spezie e la cottura lenta tirano fuori il sapore anche del più anemico dei pomodori invernali. Provare per credere.

1 cucchiaio di zucchero di canna
1 cucchiaio di olio extra vergine d’oliva
1 cucchiaino di sale
1 cucchiaino di basilico secco
1 cucchiaino di origano secco
Pepe nero
Circa 16 pomodori perini, tagliati a metà

Scaldate il forno a 70°. Mischiate i primi sette ingredienti in una zuppiera, mescolando con delicatezza in modo che i pomodori si ungano con l’intingolo. Sistemate i pomodori su una teglia oliata. Cuocete per circa 6 ore. Buoni come aperitivo o per condire la pasta.