Ingegnarsi in cucina: quando non si ha il portauovo

 

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Da piccola adoravo le uova alla coque. Me le preparava mio papà, che era anche capace di tagliare in modo netto e preciso il “cappuccio” una volta che l’uovo era stato cotto e messo nell’apposito portauovo. Era di legno dipinto, comprato in Val Gardena. Non so che fine abbia fatto, quel che è certo è che in casa mia non ce ne sono di portauovo. Quindi ho dovuto ingegnarmi perché quando mi piglia la voglia di uova non mi ferma nessuno: ho usato un barattolino vuoto della salsa di rafano che avevo comprato per la fondue chinoise fatta a capodanno. Era PER-FET-TO. Sembrava fatto apposta. Così mi sono potuta gustare il mio bell’ovetto sodo che, per la cronaca, io cuocio in acqua bollente per esattamente 3 minuti e 15 secondi, e poi condisco con una spolverata di fleur de sel e una di pepe di Caienna.

Il tacchino del Thanksgiving

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Giovedì negli Stati Uniti si festeggia il Thanksgiving, il giorno del Ringraziamento Da quando sono tornata a vivere in Europa ho sempre voluto mantenere viva questa tradizione, che qui non conoscono o conoscono poco, soprattutto perché fin dal primo anno il mio tacchino ha avuto un successo strepitoso. Lo so che sembra un controsenso. In fondo un tacchino è un tacchino, cosa potrà mai avere di così speciale? Bè, un segreto c’è. Sta tutto nel marinarlo per almeno 24 ore prima di metterlo in forno. 

Quest’anno, poi, dopo aver trovato per due anni di fila dei tacchini piccoli e cari come il fuoco (90 franchi per un tacchino da nemmeno 4 chili… ma siamo impazziti?) mi sono fatta furba e ne ho ordinati due al macellaio dell’Esselunga. Sono andata a prenderli ieri e sono rimasta letteralmente a bocca aperta: due tacchini da quasi 8 chili l’uno, per un totale di 42 euro. Evviva l’Esselunga!!

Comunque, bando alle chiacchiere. Ecco la ricetta, una delle mille ricette tradizionali che si fanno negli Usa. Inutile dire che da quelle il tacchino è come da noi l’arrosto: ogni mamma ed ogni nonna hanno la loro ricetta, la migliore del mondo.

Per la marinata:

3 litri di succo di mela non dolcificato
1 tazza di sale grosso
1 tazza di zucchero
1 cucchiaio di grandi di pepe nero, leggermente schiacciati
1 cucchiaio di chiodi di garofano, leggermente schiacciati
8 fettine di zenzero fresco
2 foglie di alloro
2 stecche di cannella
2 arance, tagliate a fette
Ghiaccio

Restanti ingredienti:

Un tacchino grosso, da circa 6 chili
4 spicchi d’aglio
Una manciata di foglie di salvia
Una manciata di timo
Una cipolla, tagliata in quattro
1/2 litro di brodo di pollo
2 cucchiai di burro fuso
Sale e pepe

Preparazione:

Prendete i primi 8 ingredienti della lista della marinata, metteteli in una pentola bella grossa e portate ad ebollizione. Cuocete per circa 5 minuti o finché lo zucchero è sciolto e poi lasciate raffreddare completamente.

Prendete il tacchino e mettete le fette di arancio dentro nel corpo. Prendete un sacco di plastica resistente e abbastanza grosso da contenere il tacchino, metteteci dentro il tacchino, la marinata e ghiaccio in abbondanza, chiudete bene il sacchetto e mettetelo in frigo per 24 ore, girandolo ogni tanto.

Scaldate il forno a 250°.

Togliete il tacchino dalla marinata, eliminate le fette d’arancio, sciacquatelo sotto l’acqua fredda e asciugatelo con un panno. Prendete una teglia abbastanza grande e mettete sul fondo l’aglio, la salvia, il timo, la cipolla e il brodo. Appoggiateci sopra il tacchino con il petto verso basso. Massaggiate il tacchino col burro fuso, salatelo e pepatelo. Mettete in forno per 30 minuti a 250°.

Abbassate la temperatura a 180°. Girate il tacchino, col petto verso l’alto. Massaggiatelo col burro, salate e pepate. Cuocete a 180° per 1 ora e 30 minuti.

Togliete dal forno e lasciate riposare per 20 minuti prima di tagliarlo.

 

Couscous allo zafferano

Dopo un lunedì da dimenticare, sembra che le sorti di questa settimana si stiano un po’ rialzando. Ho già preso come un buon segno l’essermi svegliata ieri mattina senza bisogno della sveglia alle 8, fresca e riposata come di solito non sono a quell’ora (e nemmeno una o due ore dopo, a dire il vero).

Ieri, poi, la giornata in redazione è filata liscia come l’olio, a tal punto che in pausa pranzo ho avuto sia tempo che voglia di andare a Grancia a comprarmi la famosa macchina del pane. Essendo io negata per impastare e far lievitare qualsiasi cosa, l’unico modo perchè io faccia il pane e simili con successo è usare per l’appunto la macchina. Ne ho trovata una stupenda, nera e acciaio, con 10 impostazioni diverse, timer e ricettario per 79.- franchi (era pure in saldo, il prezzo originale era 99.-) e già non vedo l’ora di usarla dopodomani quando sono a casa.

Altra cosa che mi ha messo di buo umore ieri è stato il mio pranzo, questo bel couscous allo zafferano. Spero che mi perdonerete la foto fatta nel tupperware, ma d’altronde in redazione non abbiamo un servizio di piatti che valga la pena di essere fotografato, quindi il mio frigoverre era il contenitore più bello che avevo a disposizione.

Per 1 persona:

1/2 tazza di couscous
1 petto di pollo a tocchetti
1 carota a tocchetti
1 gambo di sedano a tocchetti
1 piccola cippola a tocchetti
1/2 tazza di piselli congelati
1 bustina di zafferano
Sale e pepe

Fate rosolare le verdure in un pochimo d’olio fino a quando diventano morbide, salate e pepeate e mettete da parte.

Salate e pepate anche il pollo e rosolatelo nello stesso tegame dove avete cotto le verdure fino a quando sarà cotto, circa 10 minuti.

Nel frattempo scaldate mezzo pentolino d’acqua, scioglietici dentro lo zafferano e portate ad ebollizione. Quando bolle versate il couscous, mescolate, togliete dal fuoco e coprite col coperchio. Dopo cinque minuti togliete il coperchio, sgranate il couscous con una forchetta e unitelo a pollo e verdure, mescolando bene.