Il famoso paté con la marmellata

Continuiamo con le ricette del Thanksgiving. Questa è decisamente meno tipica del tacchino. Anzi, ad essere sincera negli Stati Uniti l’ho resa “famosa” io, senza dire che era fatta coi fegatini di pollo, se no nessuno aveva il coraggio di assaggiarla.

Premetto: non sono un’amante dei fegatini di pollo e vi assicuro che se dico che questo paté non sa di fegato potete credermi. È una ricetta toscana, che avevo trovato anni fa su un libro che non so più dove sia finito. Va bene per il Thanksgiving, ma anche per Natale, Capodanno o qualsiasi altra festa “invernale” abbiate da festeggiare.

E fin qui tutto normale. La parte un po’ strana è quella della marmellata di cranberries ed è nata un po’ per caso, quando il mio amico Tibor (sempre lui!) ha provato a farsi un crostino con il paté e la marmellata, che a dire il vero era lì per essere mangiata con il tacchino, come si fa negli Usa. Be’, è stata una scoperta fenomenale. Da quel giorno quando si fa il paté si fa anche la marmellata, nonostante i cranberries siano difficili da trovare. Io li ho comprati alla Manor che, per chi non fosse svizzero, è un grande magazzino, tipo la Rinascente o Macy’s o Harrods. Vi lascio immaginare il prezzo dei cranberries…

2 cipolle bianca
1/2 chilo di fegatini di pollo
1 cucchiaio di capperi
Burro a temperatura ambiente
Un bicchierino di brandy
1 bicchiere di brodo di pollo
Sale e pepe
Timo fresco
Tagliate la cipolla molto sottile e appassitela in padella con il burro. Non siate parchi, più burro c’è più il paté viene buono!
Aggiungete il timo e i fegatini, puliti e lavati. Cuoceteli fino a quando cambiano colore. Bagnate il tutto col brandy, abbasate la fiamma e cuocete per 20 minute. Salate e pepate.
Lasciate raffreddare. Aggiungete i capperi e mettete il composto nel frullatore. Frullate e aggiungete burro se necessario fino a quando ottenete una consistenza cremosa. Versate nella forma, coprite con la pellicola e mettete in frigo per almeno 4 ore.
Domani la ricetta della marmellata!
Annunci

Il tacchino del Thanksgiving

Image

Giovedì negli Stati Uniti si festeggia il Thanksgiving, il giorno del Ringraziamento Da quando sono tornata a vivere in Europa ho sempre voluto mantenere viva questa tradizione, che qui non conoscono o conoscono poco, soprattutto perché fin dal primo anno il mio tacchino ha avuto un successo strepitoso. Lo so che sembra un controsenso. In fondo un tacchino è un tacchino, cosa potrà mai avere di così speciale? Bè, un segreto c’è. Sta tutto nel marinarlo per almeno 24 ore prima di metterlo in forno. 

Quest’anno, poi, dopo aver trovato per due anni di fila dei tacchini piccoli e cari come il fuoco (90 franchi per un tacchino da nemmeno 4 chili… ma siamo impazziti?) mi sono fatta furba e ne ho ordinati due al macellaio dell’Esselunga. Sono andata a prenderli ieri e sono rimasta letteralmente a bocca aperta: due tacchini da quasi 8 chili l’uno, per un totale di 42 euro. Evviva l’Esselunga!!

Comunque, bando alle chiacchiere. Ecco la ricetta, una delle mille ricette tradizionali che si fanno negli Usa. Inutile dire che da quelle il tacchino è come da noi l’arrosto: ogni mamma ed ogni nonna hanno la loro ricetta, la migliore del mondo.

Per la marinata:

3 litri di succo di mela non dolcificato
1 tazza di sale grosso
1 tazza di zucchero
1 cucchiaio di grandi di pepe nero, leggermente schiacciati
1 cucchiaio di chiodi di garofano, leggermente schiacciati
8 fettine di zenzero fresco
2 foglie di alloro
2 stecche di cannella
2 arance, tagliate a fette
Ghiaccio

Restanti ingredienti:

Un tacchino grosso, da circa 6 chili
4 spicchi d’aglio
Una manciata di foglie di salvia
Una manciata di timo
Una cipolla, tagliata in quattro
1/2 litro di brodo di pollo
2 cucchiai di burro fuso
Sale e pepe

Preparazione:

Prendete i primi 8 ingredienti della lista della marinata, metteteli in una pentola bella grossa e portate ad ebollizione. Cuocete per circa 5 minuti o finché lo zucchero è sciolto e poi lasciate raffreddare completamente.

Prendete il tacchino e mettete le fette di arancio dentro nel corpo. Prendete un sacco di plastica resistente e abbastanza grosso da contenere il tacchino, metteteci dentro il tacchino, la marinata e ghiaccio in abbondanza, chiudete bene il sacchetto e mettetelo in frigo per 24 ore, girandolo ogni tanto.

Scaldate il forno a 250°.

Togliete il tacchino dalla marinata, eliminate le fette d’arancio, sciacquatelo sotto l’acqua fredda e asciugatelo con un panno. Prendete una teglia abbastanza grande e mettete sul fondo l’aglio, la salvia, il timo, la cipolla e il brodo. Appoggiateci sopra il tacchino con il petto verso basso. Massaggiate il tacchino col burro fuso, salatelo e pepatelo. Mettete in forno per 30 minuti a 250°.

Abbassate la temperatura a 180°. Girate il tacchino, col petto verso l’alto. Massaggiatelo col burro, salate e pepate. Cuocete a 180° per 1 ora e 30 minuti.

Togliete dal forno e lasciate riposare per 20 minuti prima di tagliarlo.

 

Pad Thai col tofu

Ahhhh il cibo Thai. Lo adoro. E in questi giorni, come se non bastasse, il mio amico Andrea continua a parlarmi della Thailandia, di andare in Thailandia, di viaggi in Indocina… ha il mal d’Asia, e lo sta facendo venire anche a me. Ogni tanto (piuttosto spesso) vado su Expedia e guardo i voli per il Vietnam e la Thailandia, facendo finta di avere una data già in mente. Invece non ce l’ho. Ho solo questo tarlo, questo pensiero fisso, ‘sta cantilena in testa che mi ripete “Dai, parti, vai a Bangkok, vai a Saigon…”. Marzo? Aprile? Chissà. Per ora resta un’idea, ma mi sono promessa che il 2o13 sarà l’anno in cui, finalmente, me ne andrò a zonzo per il Sudest asiatico. Non si scappa.

Nel frattempo, per non sentire troppo il mal d’Asia, mi consolo con il cibo. Ed è una bella consolazione dato che il cibo thai e vietnamita sono i miei cibi etnici preferiti. Questo Pad Thai -il piatto di noodles più diffuso in Thailandia- è fatto col tofu, così lo possono mangiare anche i vegetariani. E a quelli che mi diranno che il tofu fa schifo rispondo: provatelo fatto così. Da solo fa senza dubbio ribrezzo dato che non ha sapore, ma marinandolo e condendolo diventa buono persino lui. Tutto merito delle magiche salse asiatiche!

Per 4 persone:

Per la salsa:

Mezzo bicchiere di salsa di soia (io uso quella con meno sodio, se no ci devo bere dietro 20 birre e già di birra ne bevo abbastanza)
2 cucchiai di aceto di mele
1 o 2 cucchiai di salsa piccante tipo Siracha (si compra nei supermercati cinesi/etnici)
1 cucchiaio di miele

Per i noodles:

1 cucchiaino di olio di semi
2 manciate di funghi tagliati sottili
2 zucchine tagliate a fiammifero
1 spicchio d’aglio
200 gr di tofu tagliato a cubetti
1 bicchiere di latte di cocco
4 cipollotti tagliati a fettine
Basilico fresco
1/2 tazza di noccioline tritate
200 gr di spaghetti di riso piuttosto larghi (Bahn Pho), lessati al dente
Fette di lime per servire

Per preparare la salsa mescolate i quattro ingredienti con una frusta. Metteteci a bagno il tofu, che così si insaporisce.

Prendete poi un wok (o una grossa padella) scaldate l’olio e aggiungete l’aglio, i funghi e le zucchine, cuocendoli per un paio di minuti. Aggiungete la salsa e il tofu, cuocete un minuto. Versate nella padella il latte di cocco e cuocete, mescolando, per altri 2 minuti. Aggiungete i cipollotti e gli spaghetti di riso già lessati. Mescolate bene per un minuto.
Dividete nei paitti, spolverate con le noccioline e guarnite con basilico e lime.

Serve with lime wedges.

Rösti

Sono appena tornata da quattro fantastici giorni di vacanza in Svizzera interna. Grazie a un  pass veramente a buon mercato offerto dalle SBB (Ferrovie Svizzere) io e i miei amici abbiamo potuto viaggiare illimitatamente su treni, autobus, battelli, cremagliere e tram per quattro giorni a soli 129 franchi. L’ideale per il ponte dei Santi.

Prima tappa: Zurigo. Sempre intrigante, anche se ci sono stata moltissime volte. Abbiamo girovagato, il tempo era bello, e siamo riusciti (stranamente) ad approdare alla versione zurighese dell’Oktoberfest, dove abbiamo bevuto birra alla spina, mangiato pretzel e rape e fatto amicizia con dei vecchietti seduti al nostro tavolo.

Seconda tappa: Basilea. C’era il luna park in città e abbiamo fatto un giro sulla ruota panoramica che era più alta di quello che sembrava da terra. La sera siamo di nuovo finiti in una birreria, dove abbiamo di nuovo mangiato troppa carne (soprattutto io…)

Terza tappa: Berna, la capitale. Una città che sembra uscita da un libro delle favole, con le case dipinte e le sue 11 fontane, una più strana dell’altra. Finalmente sono riuscita a mettere sotto i denti un rösti, la specialità svizzera per eccellenza. Al ristorante Anker ce n’erano una decina diversi, ma per me quello con l’uovo fritto e la pancetta è sempre il migliore. Oddio, non che quello con il formaggio della raclette non mi piaccia…

Comunque sia, ecco la ricetta per fare la base del rösti. Poi uno ci può mettere su quello che gli pare: prosciutto cotto, bacon, bresaola, verdure, formaggio…. chi più ne ha più ne metta.

1 kg di patate crude
1 cucchiaio scarso di sale
3-4 cucchiai di olio o burro

Sbucciare le patate e grattugiarle con la grattugia grande. Scaldare il burro in padella. Aggiungere le patate, salate e girate più volte, in modo da amalgamarle bene con il burro.

Cuocere le patate coperte a fiamma moderata per 20-30 minuti, girando spesso. Quindi lasciare cuocere scoperte a fiamma alta per altri 20 minuti e, quando sono quasi pronte, formate una specie di torta. Non mescolare. Aggiungete i vostri ingredienti a scelta (prosciutto, pancetta, etc) passate sotto il grill per un minuto o due e servite.