Tartare di salmone

Ho avuto una settimana difficile. Sono un paio d’anni che la metà di febbraio non mi porta grande fortuna. Nel 2010, esattamente il 16 febbraio, sono stata licenziata dal Naples Daily News, dove facevo la giornalista da quasi 5 anni. Alle 3 del pomeriggio, era un martedì, mi hanno convocato in sala riunioni. Alle 3 e mezza ero nel parcheggio, con la mia scatola di cartone  e le mie carabattole, come si vede nei film. Alle 4 ero in un bar a bere un vodka martini e iscrivermi alla disoccupazione. “Non ti stiamo licenziando per colpa tua. È colpa dell’economia. Siamo costretti.” Così aveva detto a me, e ad altri 16, tale Debbie, la stronza delle risorse umane. Viscida. Insopportabile. Mi aveva pure chiesto di non dirlo ai miei colleghi. Come se potessero non accorgersi del fatto che avrei dovuto riempire il mio scatolone e andarmene.

Ma va be’. Acqua passata. In fondo essere schiavizzata dal Naples Daily News per 4 soldi non mi manca affatto. Anzi. Dovrei ringraziarli, visto che grazie alla loro mossa ora ho un lavoro 100.000 volte migliore.

Ma torniamo alla metà di febbraio. L’anno scorso, oggi, io e la mia migliore amica avremmo dovuto andare ad Amsterdam. Avremmo, ma non ci siamo andate, perchè ci siamo prese tutte e due un’influenza fulminante. E invece che andare a fare le giovani ad Amsterdam siamo state sul mio divano a guardare Sanremo e a bere brodo. Patetico.

Ah, ma quest’anno ci rifacciamo, non crediate. Per Natale/suo compelanno/laurea le ho regalato un pass per l’Interrail, che useremo insieme ad Aprile per andare a Bruxelles, Bruges e Amsterdam, se Dio vuole. A ‘sto giro giuro che ci vado anche in barella.

E veniamo a queso febbraio 2012, che mi preoccupa ancora più di quelli scorsi perchè, come diceva mio nonno, “anno bisesto, anno funesto”. Nulla di eclatante, per ora, solo tante piccole rotture di palle, di quelle che ti fanno sbuffare e ti rendono impaziente (come se ce ne fosse bisogno…)

Non importa. Cerco di pensare alle cose positive. Il tempo è milgiorato e sembra quasi primavera. Tra poco arriverà aprile e si porterà dietro la casa nuova e il viaggio in Interrail. E a breve sarà anche stagione di asparagi, la mia verdura preferita.

Nel frattempo, in questi ultimi strascichi di inverno, vi propongo una ricetta per fare la tartare di salmone, che poi è quasi un ceviche perchè il pesce è “cotto” nel succo di limone. Buon appetito!

Per 4 persone:

4 confezioni di tartare di salmone (io la compro all’Esselunga) oppure un pezzo di filetto di salmone, tagliato a cubetti
1 cipolla rossa, sminuzzata
1 manciata di capperi
Il succo di due limoni
2 cucchiai di senape forte
Sale e pepe
Aneto fresco
Olio d’oliva

Salate e pepate il salmone, mettetelo in una terrina. Mischiate il succo di limone con la senape e un goccio d’olio e usatelo per condire il salmone. Mescolate bene. Aggiungete i capperi, la cipolla e l’aneto. Mescolate di nuovo. Coprite con la pellicola e mettete a marinare in frigo per almeno un paio d’ore.

 

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Couscous allo zafferano

Dopo un lunedì da dimenticare, sembra che le sorti di questa settimana si stiano un po’ rialzando. Ho già preso come un buon segno l’essermi svegliata ieri mattina senza bisogno della sveglia alle 8, fresca e riposata come di solito non sono a quell’ora (e nemmeno una o due ore dopo, a dire il vero).

Ieri, poi, la giornata in redazione è filata liscia come l’olio, a tal punto che in pausa pranzo ho avuto sia tempo che voglia di andare a Grancia a comprarmi la famosa macchina del pane. Essendo io negata per impastare e far lievitare qualsiasi cosa, l’unico modo perchè io faccia il pane e simili con successo è usare per l’appunto la macchina. Ne ho trovata una stupenda, nera e acciaio, con 10 impostazioni diverse, timer e ricettario per 79.- franchi (era pure in saldo, il prezzo originale era 99.-) e già non vedo l’ora di usarla dopodomani quando sono a casa.

Altra cosa che mi ha messo di buo umore ieri è stato il mio pranzo, questo bel couscous allo zafferano. Spero che mi perdonerete la foto fatta nel tupperware, ma d’altronde in redazione non abbiamo un servizio di piatti che valga la pena di essere fotografato, quindi il mio frigoverre era il contenitore più bello che avevo a disposizione.

Per 1 persona:

1/2 tazza di couscous
1 petto di pollo a tocchetti
1 carota a tocchetti
1 gambo di sedano a tocchetti
1 piccola cippola a tocchetti
1/2 tazza di piselli congelati
1 bustina di zafferano
Sale e pepe

Fate rosolare le verdure in un pochimo d’olio fino a quando diventano morbide, salate e pepeate e mettete da parte.

Salate e pepate anche il pollo e rosolatelo nello stesso tegame dove avete cotto le verdure fino a quando sarà cotto, circa 10 minuti.

Nel frattempo scaldate mezzo pentolino d’acqua, scioglietici dentro lo zafferano e portate ad ebollizione. Quando bolle versate il couscous, mescolate, togliete dal fuoco e coprite col coperchio. Dopo cinque minuti togliete il coperchio, sgranate il couscous con una forchetta e unitelo a pollo e verdure, mescolando bene.

Pasta di grano saraceno con pomodori secchi

Che domenica pallosa. Esattamente come quando avevo 16 anni mi ritrovo sempre a trovarla lunga, quasi infinita e inevitabilemnte noiosa. Il fatto poi che qui da queste parti i negozi siano tutti chiusi certo non aiuta. Se fossero aperti potrei approfittare della pausa pranzo e andare a Grancia a comprarmi la macchina del pane a cui sbavo dietro da un paio di settimane. E invece niente. è arrivato il momento della pausa pranzo e sono qui seduta alla mia scrivania ad aspettare che il mio couscous si scaldi inq uella baracca di microonde che abbiamo qui in redazione.

E va be’.

Stamattina alzarsi dal letto è stata una semi tragedia. A parte che non so perchè avevo un sonno allucinante e poi l’idea di alsciare il piumone e uscire a -8° non è che proprio mi facesse fare i salti di gioia. Sarebbe stata la giornata perfetta per non mettere nemmeno il naso fuori di casa e starmene a cazzeggiare tutto il giorno tra cucina e divano. Avrei potuto raggiungere il massimo della mia ambizione facendo dei muffin o magari dei biscotti.

E invece nada. Dopo un weekend passato (quai) senza il minimo evento degno di nota sono di nuovo qui. Dico “quasi” perchè qualcosa di degno di nota c’è stato: la pasta che ho fatto ieri sera. È fatta con la pasta di grano saraceno, quella per fare i pizzoccheri per intenderci, i pomodori secchi sott’olio, la cipolla e le olive. Quando era quasi cotta l’ho scolata e ho finito di cuocerla col sugo allungandolo con un po’ dell’acqua di cottura, come ha insegnato a mia mamma Cannavacciuolo, lo chef dell’Hotel Villa Crespi sul Lago d’Orta. L’amido della pasta fa legare molto meglio il sugo e il risultato è strabiliante.

Per 2 persone:

160 gr pasta di grano saraceno
8 pomodori secchi sott’olio, scoalti e tritati
1 cipolla, tritata
una decina di olive nere, tritate
Olio d’oliva
Sale e pepe
Origano secco

In una casseruola scaldate l’olio, aggiungete la cipolla e i pomodori e soffriggete per qualche minuto. Aggiungete le olive, salate, pepate e spolverate con l’origano. Abbassate la fiamma al minimo.

Nel frattempo cuocete la pasta in abbondante acqua salata. Quando mancano 3 minuti alla fine della cottura trasferite la pasta nella casseruola col sugo assieme a un paio di mestoli di acqua di cottura. Alzate la fiamma al massimo e cuocete per due otre minuti, mescolando continuamente fino a che l’acqua si sarà asciugata.

Polpette

Ieri arrosto, oggi polpette. Perchè si sa che le polpette più buone, anzi, le uniche ad essere degne di portare tal nome, sono quelle fatte con gli avanzi. Non importa tanto di cosa, a casa mia si fanno con gli avanzi un po’ di tutto quel che capita, sempre che sia carne, ovviamente.

Tra l’altro fare le polpette ha un che di catartico, secondo me. Sarà la ripetitività dell’amalgamare e fare le palline e passarle nel pan grattato. Non so. Fatto sta che è esattamente quello di cui ho bisogno alla fine di una settimana che mi sembrava non finire mai. Il mio weekend inizia tra poco e finisce domenica mattina. Non so perchè ma in questo periodo mi sembra che due giorni non siano mai abbastanza. Sarà stato che mi ero abituata a tutti i vari weekend lunghi, ponti e vacanze di dicembre e gennaio? Sarà che ho bisogno di un cambio di stagione? Non lo so proprio. Ma davvero, oggi sono esaurita. Domani mattina dormire sarà un toccana, spero.

Bando alle chiacchiere, dai. Eccovi la ricetta, che in fin dei conti non è proprio una ricetta visto che non esite una quantità di ingredienti “giusta”. Le polpette vanno fatte con un certo estro, l’esatto contrario del pane e delle torte. Che poi è il motivo per cui le mie polpette sono ottime, emntre il mio pane fa spesso schifo.

Avanzi di carne (arrosto, pollo, tacchino… chi più ne ha più ne metta)
Un paio di fette di prosiuctto crudo
Due uova
Pan grattato
Parmigliano grattuggiato
Sale e pepe
Prezzemolo tritato
Cipolla tritata
Un pizzico di noce moscata

Tritate la carne e il prosciutto nel minipimer e poi mettetela in una terrina. Aggiungete sale, pepe, cipolla e prezzemolo.

Aggiungete le uova, il formaggio e il pan grattato fino a quando il mix non è troppo asciutto ma nemmeno troppo molle. Quando ha la consistenza giusta per essere fatto a palline, formate le polpette e passatele nel pane grattuggiato. Cucoetele in padella con olio vegetale. Gustatele subito o surgelatele.

Arrosto di vitello con patate e funghi

Il freddo avanza. Le nevicate continuano. Sto qui seduta in ufficio sperando di riuscire a tirare la macchina fuori dal parcheggio per andare a casa. E spero anche che non slitti, la mia macchinina, perchè da queste parti, a Breganzona, le strade sono tutte un saliescendi e alcune non sono neanche tanto pulite. E questo è solo l’inizio. Venerdì ci sarà un bel nebbione, giusto per quando la sottoscritta ha intezione di espatriare per andare a fare la spesa all’Esselunga di Solbiate Comasco. ma ci andrò lo stesso, non temete. Piuttosto di pagare le stesse cose 3 volte tanto alla Coop farei di tutto. Comunque sia, in questi giorni di gelo, non so voi, ma io ho voglia di piatti “di un certo spessore”, quelli che in inglese si chiamano “comfort foods”. Sono quei piatti che d’inverno ti scaldano, che ti fanno sentire bene dopo una lunga giornata al lavoro, che ti fanno stendere le gambe e sospirare soddisfatto quando hai finito di mangiarli. 

L’arrosto di vitello direi che si merita un posto tra quei piatti lì. Non solo è buono da mangiare, ma fa profumare la casa in maniera divina. E quando si finisce di mangiarlo sì ha tutto il diritto di svaccarsi sul divano, mettere i piedi sul tavolo e addormentarsi davanti al camino.

Arrosto di vitello, circa 1 kg.
2 cucchiai di burro
Qualche rametto di rosmarino
500 gr. di funghi selvatici, lavati
2 spicchi d’aglio, tagliati a fettine sottili
Un bicchiere di vino bianco
2 tazze (circa mezzo litro) di brodo di carne
4 patate, fatte a cubetti

Usando un coltellino appuntito, fate dei taglietti nella carne e inseritici le lamelle d’aglio. Legate il rosmarino all’arosto, salate e pepate a piacere.

Sciogliete il burro in una pentola, possibilmente di quelle di ghisa che possono andare anche in forno. Aggiungete la carne e cuocetela a fuoco vivace, girandola per farla colorire da tutti i lati. Aggiungete le patate, bagante il tutto col vino bianco e metà del brodo e mettete nel forno, scaldato a 180° per 20 minuti.

Aggiungete i funghi e, se l’arrosto dovesse risultare secco, aggiungete un po’ di brodo.  Coucete per altri 30 minuti. Prima di tagliare l’arrosto lasciatelo riposare per un paio di minuti.