Pomodori al forno

Quando ero piccola e faceva freddo mia nonna Mina accendeva il forno. Era un forno a gas, che accendeva tirandoci un fiammero dentro perchè era l’unico modo per farlo partire: la scintilla d’accensione era rotta da tempo immemore, val a dire da prima che io nascessi. Poi nel forno non ci cuicnava dentro niente, ma lo usava per riscaldare la cucina perchè, come tutte le nonne, viveva nel costante incubo che sua nipote avesse freddo. Io, come tutti i bambini, non avrei mai e poi mai amesso di avere freddo, ma questa faccenda del forno come mezzo di riscaldamento deve essermi rimassa impressa o, a scelta, ce la devo avere nel DNA, perchè in questi giorni in cui fa un freddo cane mi ritrovo spesso ad occhieggiare il forno pensando al bel caldino secco con cui rimepirebbe la cucina.

È anche vero che la noona, classe 1908, non si faceva problemi di sorta su cosa facesse bene o non bene all’ambiente. L’unica preoccupazione era che la nipotina non avesse freddo e che mangiasse abbastanza (cosa che non succedeva mai, secondo lei). Essendo io nata molte decadi dopo, diciamo che l’idea di accendere il forno per niente e sprecare elettricità mi fa -credo giustamente- accamponare la pelle. Ho dunque bisogno di una scusa e, chi mi conosce, sa che fare biscotti, torte e affini non è il mio forte. Che fare dunque? I pomodori al forno. Devono cuocere per la bellezza di 6 ore e, per chi ha freddo, questa è una vera pacchia.

Pomodori in gennaio? direte voi. Solitamente non sono certo un’amante dell’usare le verdure fuori stagione, soprattutto i pomodori che, in inverno, fanno schifo. Ma il bello di questa ricetta è che la combinazione di zucchiero, sale e spezie e la cottura lenta tirano fuori il sapore anche del più anemico dei pomodori invernali. Provare per credere.

1 cucchiaio di zucchero di canna
1 cucchiaio di olio extra vergine d’oliva
1 cucchiaino di sale
1 cucchiaino di basilico secco
1 cucchiaino di origano secco
Pepe nero
Circa 16 pomodori perini, tagliati a metà

Scaldate il forno a 70°. Mischiate i primi sette ingredienti in una zuppiera, mescolando con delicatezza in modo che i pomodori si ungano con l’intingolo. Sistemate i pomodori su una teglia oliata. Cuocete per circa 6 ore. Buoni come aperitivo o per condire la pasta.

Minestra d’orzo e fagioli

Sono arrivati i giorni della merla, i famosi giorni in cui fa un freddo becco dappertutto. Il Ticino non ha voluto essere da meno, inaugurandoli con una bella nevicata. E adesso che sono caduti 20 centimetri voglio vedere se incontro ancora qualcuno che si lamenta che questo inverno non è un vero inverno e che il global warming ci sta lentamente uccidendo e tutte quelle altre panzane lì.

Da giovedì a ieri sono stata a Leukerbad, nel Vallese, per una mini vacanza a base di sci e terme. Adorando la neve, mentre ripartivo alla volta di casa mi è venuto un po’ il magone a pensare che me la stavo lasciando alle spalle… mai più mi aspettavo che la neve mi avrebbe seguito prima a Briga, dove ho cambiato treno, poi a Domodossola e infine a Chiasso, dove veniva giù una specie di bufera. E così stamattina, quando mi sono svegliata, c’erano giù ‘sti famosi 20 centimetri e, sulle le strade ticinesi, c’era il caos totale. Quelle quattro macchine che c’erano in giro andavano a 20 all’ora e gli spalaneve non è che si fossero sprecati più di tanto a pulire le strade secondarie. Per aggiungermi anche io al caos generale ho pensato bene di entrare nel parcheggio di fianco al mio ufficio, dove mi sono regolarmente impantanta. Grazie al cielo passava di lì una pia anima che mi ha aiutato ad uscirne, se no sai che divertimento stasera per tornare a casa?

E ora gira voce che potrebbe nevicare anche oggi pomeriggio e che poi, entro il weekend, le temperature scenderanno a -10°. Brrrr. Avranno visto giusto quelli di ilmeteo.it e Locarno Monti? Chi vivrà, vedrà. Come al solito c’è chi ha già cominciato a frignare e chi (come me) spera segretamente che succeda in modo da passare il weekend davanti al camino.

Nel frattempo credo che per ovviare al gelo mi metterò sotto a fare zuppe e minestre a non finire. La prima che vi propongo è una bella zuppa di orzo e fagioli rossi. Fibre a più non posso e tante verdure, quindi oltre ad essere buona fa anche bene alla salute.

1  scatola di fagioli rossi

Olio d’oliva

1 cipolla rossa, affettata finemente

2 gambi di sedano, a fettine

2 carote a rondelle

Un mazzetto di basilico spezzettato

2 litri d’acqua

Dado vegetale q.b. (a me piace usare il cuore di brodo, mi sembra che sia un sapore più autentico)

2 foglie d’alloro

Mezza tazza d’orzo

Sale, pepe e peperoncino

Grana grattuggiato

Scaldate l’olio in una casseruola. Aggiungete la cipolla, il sedano, la carota e il basilico. Cuocete 3 minuti, mescolando spesso. Aggiungete i fagioli, l’acqua, i dadi e l’alloro; portate ad ebollizione. Abbassate il fuoco e cuocete per un’ora. Eliminate l’alloro.

Aggiungete l’orzo, il sale, il pepe e il peperoncino, portate ad ebollizione, abbassate poi il fuoco e cuocete per 30 minuti o finchè l’orzo sarà cotto. Servite con il grana grattuggiato.

Curry verde Thai

La giornata è iniziata in maniera decisamente diversa dal solito. Mentre ero in ascensore per andare al lavoro c’è stata una scossa di terremoto, è andata via la corrente e io sono rimasta chiusa lì dentro per 4 o 5 minuti. Quale modo migliore per cominciare la giornata?

Terremoto a parte, sono stanca morta. Ieri sera ho letto “The Great Railway Bazar” fino alle 2 di notte – una delle mie solite trovate geniali – e stamattina alle 8:30 ero in stato comatoso. Se penso che domani mattina mi devo svegliare alle 6 per partire mi viene il latte alle ginocchia. Allo stesso tempo, però, non mi lamento troppo. Tre giorni in montagna a rilassarmi e divertirmi sono quello di cui ho bisogno. Per non parlare del fatto che prevedono temperature polari nei prossimi giorni, quindi tanto vale essere in mezzo alla neve invece che essere a prendere freddo e umidità in riva al lago.

Prima di partire, però, vi lascio una delle mie ricette preferite. È un curry thailandese, che a me piace preparare col pollo, ma che può essere fatto anche col manzo, i gamberi o il tofu, a seconda di quel che più piace. Il mio amore per la cucina thai è sbocciato mentre lavoravo come giornalista a Naples, in Florida. A pochi passi dalla redazione c’era un ristorantino, il Siam Thai, dove io e il mio collega e amico Dan andavamo a mangiare praticamente tutti i giorni. Prima di allora non avevo mai assaggiato il cibo thailandese, ma dopo pochi morsi sono diventata un’adepta ai limiti del fanatismo. Latte di cocco. Citronella. Basilico. Come si fa a non adorarla?

Questa ricetta è tratta da un libro di cucina thai che mi ha regalato la mia amica Laura ed è a dir poco buonissima.

CURRY VERDE THAI

1 cucchiaio di olio di sesamo

2 cipolle, affettate

1 zucchina, afettata

3 cucchiai di pasta di curry verde

800 gr. di petto di pollo a cubetti

Un bel po’ di basilico, fatto a pezzetti

2 tazze e mezzo di latte di cocco

2 cucchiai di salsa di pesce thai (nam pla)

Scaldate l’olio in un wok (o se non ce l’avete usate una padella bella grande) e aggiungete le cipolle. Fatele soffriggere per un paio di minuti, poi aggiungete la pasta di curry, mescolate bene e lasciate cuocere per un paio di minuti.

Aggiungete le zucchine, il pollo, il basilico, il latte di cocco e la salsa di pesce e portate a ebollizione. Abbassate il fuoco e fate cuocere per 12-15 minuti.

Guarnite con qualche foglia di basilico e servite.

 

Spaghetti alle vongole e porri

ImagePrima di pubblicare la prima ricetta di questo nuovo blog ci ho pensato su parecchio. A cosa dare la precendeza? Non è facile. Anzi, come dicono qui in Ticino, non è così evidente.

Volevo scegliere un piatto che in qualche modo mi rappresentasse, ma allo stesso tempo volevo evitare qualcosa di troppo scontato. Come il risotto alla milanese, per intenderci. Ovviamente ci sarà posto anche per quello, prima o poi. Se no che razza di milanese sarei?

Ho anche pensato di iniziare col botto, con uno dei miei piattini asiatici, tanto per far capire a tutti da che parte tira il vento. Ma poi mi sono detta che anche per quelli ci sarà tempo.

Alla fine, mentre me ne stzavo in fissa davanti al micronde dell’ufficio ad aspettare che si scaldasse la mia minestra, mi è venuta un’idea: gli spaghetti alle vongole. Nessun piatto credo che mi rappresenti più di quello. Quando vado all’Osteria dei Pescatori a Bissone, il paese dove vivo, non mi chiedono nemmeno più cosa voglia. Lo sanno. Spaghetti alle vongole e un bicchiere di vino bianco. Tutte le sante volte.

Fin da piccola, anche quando non mangiavo niente, mi sono sempre piaciuti, sia nella loro versione classica, quelli bianchi per intenderci, che nella loro versione rossa. Con gli anni, poi, ho scoperto tante altre versioni, tra cui anche questa, un po’ pìù invernale per via della pancetta e dei porri. I puristi non si allarmini. Se piacciono a me, piaceranno anche a voi.

SPAGHETTI ALLE VONGOLE PANCETTA E PORRI

Per 4:
320 gr. di spaghetti
1 kg. di vongole, pulite e pronte per essere usate
3 porri, tagliati a rondelle sottili
200 gr. di pancetta, tagliata a listarelle
Un bicchiere di vino bianco secco
Olio d’oliva
Sale e pepe
 
Mettete le vognole in una padella e unite il vino bianco. Cuocetele a fuoco vivo fino a quando le vongole di aprono, gettate quelle che rimangono chiuse. Mettete da parte le vongole, riservando il liquido di cottura.
 
Cuocete la pasta ina bbondante acqua salata alla quale avrete aggiunto anche il liquido di cottura delle vongole.
 
Nel frattempo cuocete i porri e la pancetta con un filo d’olio per circa cinque minuti, aggiungete le vongole, mescolate e togliete dal fuoco.
 
Scolate la pasta al dente, aggiungetela alla padella, mischiate tutto insieme a fuoco medio e servite immediatamente, con una solverata di pepe.
 

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Chi ben comincia…

…è a metà dell’opera. Giusto? Giusto. Il mio problema, a dire la verità, è che a cominciare le cose sono bravissima. A portarle avanti un po’ meno. So che non è bello dirlo, ma mi stufo facilmente. Il mio entusiasmo iniziale per progetti e hobby di ogni tipo scema alla velocità della luce e, se mi guardo alle spalle, vedo comuli di cose che ho cominciato (con le migliori delle intenzioni) e mai finito.

Ci sono delle eccezioni, ovviamente. Due in particolare. La prima -prima in ordine di tempo- è la scrittura. Da quando ho imparato a tenere in mano un penna non ho fatto che scrivere. Da quando mi hanno messo in mano una tastiera, poi, ho scritto ancora di più. Non a caso, fin da quando ero piccola, ho sempre detto che sarei diventata giornalista.

La seconda è la cucina. Quella è arrivata un po’ più tardi perchè da piccola mangiare non mi interessava proprio e le uniche cose che mandavo giù, per di più di malavoglia, erano la pasta al burro e la bistecca con le patate. Da ragazzina le cose sono migliorate e, lentamente, sono diventata appassionata sia di cibo che di cucina.

Dunque direi che sarà dura stufarmi di un progetto che unisce le mie due passioni. Negli ultimi tre anni e mezzo ho scritto un altro blog di cucina, The Wandering Cook, che avevo iniziato per non morire di noia durante la lunga estate del 2009, quando vivevo ancora in Florida. Vivendo e lavorando negli Stati Uniti mi era venuto naturale scriverlo in inglese e, tuttora, quando lo aggiorno lo faccio in inglese. Ma da quando sono tornata a vivere in Europa, in tanti mi hanno chiesto di condividere le mie ricette anche in italiano. Un po’ per pigrizia, un po’ perchè procrastinare è il mio forte, non l’ho mai fatto.

“Dalla Padella Alla Brace” è proprio un tentativo di condividere le mie ricette, le mie avventure, culinarie e non, con tutti quelli che non parlano inglese o che sono troppo pigri per leggere in una lingua che non è la loro. Auguratemi buona fortuna!