Ingegnarsi in cucina: quando non si ha il portauovo

 

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Da piccola adoravo le uova alla coque. Me le preparava mio papà, che era anche capace di tagliare in modo netto e preciso il “cappuccio” una volta che l’uovo era stato cotto e messo nell’apposito portauovo. Era di legno dipinto, comprato in Val Gardena. Non so che fine abbia fatto, quel che è certo è che in casa mia non ce ne sono di portauovo. Quindi ho dovuto ingegnarmi perché quando mi piglia la voglia di uova non mi ferma nessuno: ho usato un barattolino vuoto della salsa di rafano che avevo comprato per la fondue chinoise fatta a capodanno. Era PER-FET-TO. Sembrava fatto apposta. Così mi sono potuta gustare il mio bell’ovetto sodo che, per la cronaca, io cuocio in acqua bollente per esattamente 3 minuti e 15 secondi, e poi condisco con una spolverata di fleur de sel e una di pepe di Caienna.

Tramonti d’inverno

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Tramonti d'inverno

È qualche giorno che il cielo, al tramonto, diventa assolutamente fantastico… meglio che su qualsiasi spiaggia tropicale, meglio che d’estate quando lo si guarda bevendo uno Spritz in costume da bagno. Anche l’inverno ha il suo perché…e non solo quando nevica e si può andare a sciare.

Gingerbread cookies: i biscotti allo zenzero

photo-1Stamattina c’è decisamente cielo da neve. In casa fa piuttosto freddino e, contando che il mio radiatore più grande è mezzo fuori uso perché è pieno d’aria, credo proprio che non mi resterà altro che ricorrere al vecchio metodo di mia nonna per scaldare un po’ la stanza: cuocere qualcosa in forno. Stasera ho già in programma delle belle lasagne alle verdure per la mia amica Nicole, che è vegetariana, ma nel frattempo, per non farmi venire i geloni ai piedi mentre lavoro, mi metterò sotto a fare biscotti. In genere poi li regalo quasi tutti perché non sono una grande appassionata di dolci, ma devo dire che mi piace sentire il profumo mentre cuociono e, ovviamente, il calduccio che butta fuori il forno.

I gingerbread cookies sono tipici dei paesi del Nord e degli Stati Uniti, dove in genere vengono fatti a forma di omino e poi decorati con la glassa. Io li propongo in versione semplificata e senza glassa perché non è che mi faccia impazzire… quello che più mi piace di questi cookies è il sapore delle spezie, che fanno tanto “Natale”.

Per una trentina di biscotti:

1/2 cucchiaino di bicarbonato
150 gr di burro
2 cucchiaini di cannella in polvere
1/2 cucchiaino di polvere di chiodi di garofano
350 gr di farina
150 gr di miele
1 punta di noce moscata in polvere
1 pizzico di sale
1 uovo
2 cucchiaini di zenzero in polvere
160 gr di zucchero

In una ciotola setacciate la farina e lo zucchero, aggiungete le spezie e il bicarbonato e per ultimo anche il burro tagliato a tocchetti.

Aggiungete il miele e mescolate, fino a ottenere un composto bricioloso. In ultimo unite anche l’uovo e impastate ancora qualche istante fino a ottenere una palla. Avvolgete l’impasto nella pellicola trasparente e mettetelo in frigorifero per circa 2 ore.

Stendete l’impasto con un mattarello fino ad ottenere una sfoglia dello spessore di 4 mm, ricavate delle sagome con delle formine, ponete su una teglia coperta con carta forno e passate in forno caldo a 180° per circa 10-12 minuti, fino a che saranno dorati.

Zuppa pavese tartufata

photoÈ un periodo, questo, in cui non farei altro che mangiare minestre e zuppe. La temperatura fuori è sotto zero, domani e dopodomani danno neve e c’è un buio che sembra notte. Quale modo migliore di scaldarsi se non con una bella minestra fumante? Fosse per me, in inverno, non si mangerebbe altro. Adoro il brodo in tutte le sue forme, da quello puro e semplice (che quando sto male preferisco di gran lunga al tipico tè) alle minestre più elaborate. Questa Zuppa Pavese sembra, appunto, molto elaborata, ma vi assicuro che non lo è per niente. Tolta la crema di tartufo, gli altri ingredienti si hanno sempre in frigo e ci si mette veramente un attimo a prepararla, l’ideale, insomma, per queste serate di dicembre in cui non si fa altro che correre da un aperitivo all’altro per salutare tutti prima di Natale. Non so voi, ma a me tutto ‘sto brindare ha già stufato. Non tanto per via del prosecco, quello non mi stanca mai, ma per via del doversi tutti per forza vedere prima di Natale.
Cos’ha gennaio che non va per farsi una bicchierata?

 

Ingredienti per 4 persone:

1 litro di brodo di carne
4 fette di pane raffermo
1 cucchiaio di crema di tartufo (si trova al supermercato, in genere vicino al pesto pronto)
4 uova grandi e fresche
4 cucchiai di grana grattugiato
Pepe (io ovviamente uso quello della Val Maggia)

Portate il brodo a ebollizione.

Intanto spalmate le fette di pane con la crema di tartufo e mettete ogni fetta in una fondina. Sgusciatevi sopra un uovo, cercando di farlo restare sulla fetta di pane e senza romperlo.

Quando il brodo bolle versate due mestoli di brodo in ogni fondina, facendolo scendere di lato in modo che non tocchi immediatamente il tuorlo. Spolverate con il parmigiano e il pepe e servite immediatamente.

Il famoso paté con la marmellata

Continuiamo con le ricette del Thanksgiving. Questa è decisamente meno tipica del tacchino. Anzi, ad essere sincera negli Stati Uniti l’ho resa “famosa” io, senza dire che era fatta coi fegatini di pollo, se no nessuno aveva il coraggio di assaggiarla.

Premetto: non sono un’amante dei fegatini di pollo e vi assicuro che se dico che questo paté non sa di fegato potete credermi. È una ricetta toscana, che avevo trovato anni fa su un libro che non so più dove sia finito. Va bene per il Thanksgiving, ma anche per Natale, Capodanno o qualsiasi altra festa “invernale” abbiate da festeggiare.

E fin qui tutto normale. La parte un po’ strana è quella della marmellata di cranberries ed è nata un po’ per caso, quando il mio amico Tibor (sempre lui!) ha provato a farsi un crostino con il paté e la marmellata, che a dire il vero era lì per essere mangiata con il tacchino, come si fa negli Usa. Be’, è stata una scoperta fenomenale. Da quel giorno quando si fa il paté si fa anche la marmellata, nonostante i cranberries siano difficili da trovare. Io li ho comprati alla Manor che, per chi non fosse svizzero, è un grande magazzino, tipo la Rinascente o Macy’s o Harrods. Vi lascio immaginare il prezzo dei cranberries…

2 cipolle bianca
1/2 chilo di fegatini di pollo
1 cucchiaio di capperi
Burro a temperatura ambiente
Un bicchierino di brandy
1 bicchiere di brodo di pollo
Sale e pepe
Timo fresco
Tagliate la cipolla molto sottile e appassitela in padella con il burro. Non siate parchi, più burro c’è più il paté viene buono!
Aggiungete il timo e i fegatini, puliti e lavati. Cuoceteli fino a quando cambiano colore. Bagnate il tutto col brandy, abbasate la fiamma e cuocete per 20 minute. Salate e pepate.
Lasciate raffreddare. Aggiungete i capperi e mettete il composto nel frullatore. Frullate e aggiungete burro se necessario fino a quando ottenete una consistenza cremosa. Versate nella forma, coprite con la pellicola e mettete in frigo per almeno 4 ore.
Domani la ricetta della marmellata!